"Vedeva il canestro grande come una vasca da bagno".
È una semplice espressione che si usa nel basket per indicare un giocatore in uno stato di flow o descrivere un campione che non sbaglia un canestro.

È colorita, è vero. Ma rende l'idea. Pensate a Micheal Jordan. “Air” è stato capace di segnare 69 punti contro Cleveland il 28 marzo 1990, effettuare 49 tiri segnandone 27 contro Orlando il 16 gennaio 1993, segnare 7 canestri su 12 da 3 punti contro Golden State il 18 gennaio 1996, infilare 26 liberi su 27 il 26 febbraio 1987 contro New Jersey… Ma lui è Micheal, diranno alcuni. Anche questo è vero. Lui è Michael. 
Il fuoriclasse per eccellenza. Forse, il più grande di tutti i tempi. 
Quando la palla si staccava dalle sue mani sapevi già dove sarebbe andata a finire. Nella vasca da bagno. 
Stephen Curry è così preciso al tiro che una famosa serie di videogiochi, alla versione 2k17, ha avuto problemi a creare il suo personaggio. 
Le probabilità che segnasse da qualsiasi zona del campo erano esattamente le stesse. Anche centrocampo. "Vede il canestro come una vasca da bagno".

Tutti gli altri sono umani. Anche i migliori lo vedono così soltanto in giornate particolarmente fortunate, se sono in vena e hanno il flow.
Ma non sono qui per parlare di Air, ne di Curry. 
Sono qui per parlare di A. Nella sua ora di ginnastica del martedì. Che non è una Final Nba. E neanche la partitella del torneo estivo con gli amici. 
È un normale giorno di scuola. In un anonimo Febbraio nel mezzo di un anno scolastico qualunque. 
A. ha avuto qualche problema quest'anno. I compagni erano gentili ma spesso non lo accettavano completamente. Ci soffriva per questo, in fondo tutto quello che chiede è di essere trattato come gli altri.

Tutto quello che desidera, da quando ha acquisito consapevolezza rispetto ad alcune differenze che lo rendono speciale, non è altro che essere considerato normale. 
Stamattina si gioca a basket. Si faranno alcuni esercizi sul terzo tempo e sui fondamentali per poi fare il test finale: passaggio a canestro e 2 tiri liberi.

Non ne azzecca una. Tutta la mattina. Ma con i compagni va bene. 
Lo coinvolgono, scherzano e il clima è sereno. 
Io lo sprono a tentare comunque. Le abilità e le competenze spesso si acquisiscono soltanto facendo.

"Preferisco andare in biciletta. Anche il nuoto è un bello sport". Dice quando è il suo turno di tiro e tutti e i 24 compagni sono in coda.

"TIRA A.!"

Sbaglia.

"Faccio una festa fra 43 giorni per il mio compleanno. Forse verranno i miei compagni! Saremo più di 19 persone" la gioia e lo stupore del suo viso lasciano intendere che è un numero enorme.

"PASSA!"

Era di nuovo il suo turno.

"Non so cosa vorrei. A me piacciono i profumi. Ma anche gli orologi. Non mi piace tanto il basket, preferisco andare in bici con il bel tempo, ho una bella bici, ma è rotta. Uso quella di mia madre. Quando farà bel tempo. Forse, però, mi regaleranno un profumo. A me piacciono molto i profumi".

"Si ma ora TIRAAAAAAA!"

Fuori. Di molto.

La mattina scorre serena. In fondo è anche questo il mio lavoro. E poi arriva il test. Due ragazzi per volta sotto canestro. Tutti gli altri seduti. A guardare. Passaggio. Tiro. Tiro. Passaggio. Tiro. Tiro. Per la maggior parte sbagliano anche loro, piu raramente alcuni vanno a segno. Ma è normale. Loro non vedono il canestro come una vasca da bagno. 
Tocca ad A. Che continua a parlare. 

"Non mi piace tanto il basket. Preferisco il nuoto. E magari i miei compagni al compleanno mi regalano un orologio"

"Ma non volevi un profumo?! PASSA!'

E sbaglia.

"Si ma anche gli orologi mi piacciono molto"

Primo tiro libero. Fuori.

Tocca al secondo. Gli dico di concentrarsi. Di crederci. Di provarci.

I compagni seduti mi seguono. E iniziano con in timido coro che invoca il suo nome.

"A. A. A. A."

Sempre più forte. Sempre più incalzante. Lo incoraggiano. 
È un bel momento. C'è calore. Sarebbe bello se quel canestro entrasse, penso. 
Penso anche alla pressione che hanno i grandi campioni quando devono tirare un tiro in over time. Quando ti giochi tutto, e potresti diventare leggenda. Come quando Micheal vinse il primo titolo. Ma per loro è più semplice. 
Loro sono fuori classe e vedono il canestro come una vasca da bagno.

A. no.
Forse il canestro non lo guarda neanche. E continua a ripetere che il basket non gli piace. Essere accettato è la cosa più importante di tutte. Far credere che sbagli perché non ti piace fare qualcosa è più importante di accettare se stessi e i propri limiti. Non é il solo a fare questo ragionamento. Sembra un male comune.

"A. A. A. A. A."

Sarebbe bello se questo canestro entrasse, penso. Magari partirebbe una piccola ovazione. E lui si sentirebbe felice. Per una volta. Come tutti gli altri. 
Razionalizzo e penso alle probabilità. Come un coach di basket. 
In fondo è anche questo il mio lavoro. La pressione di A. è paragonabile, con le dovute proporzioni, ad un buzzer beater di un quarto di Conference. 1 su 40. Aggiungete alcune difficoltà motorie. Incredibili difficoltà di coordinazione.

E aggiungete che non vede il canestro come una vasca da bagno.

"A. A. A. A. A."

Tira.

La palla rimbalza sul tabellone.

Sbatte sul ferro.

Si alza verso l'alto compiendo una parabola che...

Entra. La palla entra.

Ovazione! Anzi! Standing Ovation! "A. A. A. A. A."

A. si gira. Sorride. E ride. Guarda i compagni.

Guarda me.

Si avvicina e mi dice: "anche la palla canestro...mi piace un po' però!"

Vorrei corrergli incontro, abbracciarlo, scuoterlo e urlargli "GRANDEEE", ma poi penso che non l'avrei fatto con nessuno dei suoi compagni. E allora dico soltanto:"Vatti a cambiare va"

Sorrido. 

Oggi siamo tutti uguali. 

Ed è una bella giornata.

Davide Ragusa

Assistenza Educativa Specialistica

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