Quella mattina non c’era modo di lavorare con R. 

Era ossessionato da una delle sue storie, l’ultima in ordine di tempo: un incredibile racconto di un generale interstellare, dalle grandissime doti di comando militare, che ossessionato dalla fame di potere, aveva portato la Guerra Civile tra i suoi concittadini. Tale Betreyus. Venne anche sconfitto. Poi. E imprigionato. Ma un’improvvisa guerra contro una civilità di Titani costrinse il suo popolo a supplicarlo di guidarli in battaglia di nuovo.

Tolkien, ti salutiamo.

Quella mattina a scuola non c’era modo di lavorare con nessuno. Insegnanti e studenti erano sconvolti, perché una ragazza aveva provato a buttarsi dall’ultimo piano dell’istituto. 
Nessuno sapeva bene cosa fosse successo. Ma tutti ne parlavano.

Beh, tutti tranne R.

“Davide, il problema è che se dovesse vincere la guerra contro i titani, e diamine, la vincerà la guerra perché lui è Betreyus, è un genio, e la sua strategia è leggendaria. Poi potrebbe ribellarsi di nuovo contro il suo stesso popolo, come già una volta aveva fatto. A quel punto non ci sarebbe alcuna speranza per loro, capisci?”

Capivo.

“R. ma tu cosa pensi di quello che è successo questa mattina alla tua compagna di scuola?”

Sebbene non avesse mai toccato l’argomento, sapevo che ne aveva sentito parlare. E sapevo che si sarebbe fatto un’idea in merito.

“beh, forse... ha avuto una brutta giornata.”

A volte, non capisco immediatamente quello che intende raccontarmi R. e non intendo avere la presunzione di capire tutto quello che mi dice. Il suo mondo è speciale, ed è per me, una finestra per un posto che non sono in grado di vedere.

Tra tutti i racconti di quella mattina, dalle galassie così lontane per avere un nome, gli orchi nello spazio, le civiltà di insetti, scudi energetici che proteggono civiltà elfiche di dubbia provenienza, c’era anche lei. 
Una principessa dimenticata che veniva salvata da un guerriero Spartaxiano sopravvissuto a millenni di evoluzione umana. 
La principessa era triste. Ma era stata salvata. Come la ragazza di cui tutti parlavano quella mattina.

E allora che ho capito il suo insegnamento. La tristezza. La guerra. Una chiave che non si trova. E qualcuno che la salva. Qualcuno che non esiste.

“Già...” ho risposto, “...forse, ha avuto una brutta giornata."

“...Davide, ho pensato anche a dei super caccia che hanno come armi dei generatori di tornado elettrici che se toccano uno scud…”

DRIIIINNNN

Non finisce neanche la frase. 
E corre fuori a prendere la metro. 
Non corre fuori perché la scuola sia un luogo da cui scappare. Corre fuori perché la vita è un sussegguirsi di azioni da compiere metodicamente. 
L’abbiamo imparato insieme. 
A fare le cose per bene. 
E che c’è un tempo per ogni cosa. 
Anche se, stavolta, non ero così sicuro di chi avesse fatto davvero lezione.

 

Davide Ragusa

Assistenza Educativa Specialistica

 

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