Può accadere anche a te di arrivare ad un certo punto della carriera e voler solo arrivare alla fine.
Non intendo alla pensione, ma proprio alla fine della tua esperienza con un ragazzo preciso o con un’intera classe.

Maestra Milli mi ha descritto molto bene il suo stato emotivo: 
“In quella classe io sopravvivo”.

In quest’ultimo periodo di insegnanti che provano a “uscirne vivi” ne ho conosciuti tanti. Milli, 40 anni, maestra di una 5 elementare. Enza, 35 anni, professoressa di una 3 media; e molti altri.
Milli alle prese con 6 bambini con un piano didattico personalizzato (PdP) tra cui un Disturbo oppositivo-provocatorio (DOP); Enza alle prese con una classe intera di ribelli.

Quello che si prospetta loro ogni mattina è uno scenario di guerra. Milli entra in classe e si ritrova con 5 bambini attaccati alla gonnella, ognuno con le sue particolari difficoltà: deve preparare per loro compiti personalizzati, dar loro le giuste attenzioni per permettergli di seguire al meglio e stare al passo. Se si alza uno a chiedere spiegazioni si alzano tutti, come se avessero una calamita. Il 6° è quello più difficile da gestire per lei, lui ha un disturbo del comportamento, è oppositivo provocatorio e mentre lei si occupa degli altri lui sta facendo un bel graffito sul muro o sta provocando qualche suo compagno.

Enza entra in classe e tenta di attirare l’attenzione dei ragazzi in ogni modo: “Mi sento un fantasma, passo il tempo a gridare e minacciare note e sospensioni; ormai non mi credono più”

Come fa Milli a riuscire a gestire tanti disturbi e difficoltà diversi in una volta?

Come può Enza recuperare la sua autorità e il suo ruolo educativo per avere di nuovo il rispetto che merita?

Gli insegnanti mi raccontano delle loro estreme difficoltà, non più riguardanti l’attività didattica : “Siamo travolti da problematiche educative che spesso non sappiamo come gestire o di cui non riusciamo a occuparci del tutto perché perderemmo anche gli alunni che invece vogliono stare attenti e rispettare le regole”.
La QUESTIONE EDUCATIVA è l’emergenza più eclatante della scuola Italiana e sono sempre di più gli insegnanti che chiedono aiuto ai professionisti dell’educazione per poter risolvere il problema, ed il loro ruolo acquista sempre più un importanza cruciale soprattutto in quelle situazioni in cui l’apporto educativo della famiglia viene meno.

Ecco le nuove competenze che l’INSEGNANTE  2.0 ci richiede di acquisire:

  • Come posso predisporre un ambiente che sia educativo e di apprendimento per tutti senza escludere nessuno?
  • Quali strumenti educativi, didattici e relazionali posso utilizzare per gestire gli alunni più difficili e far si che mi rispettino?
  • Come posso creare un clima di classe che mi permetta davvero di svolgere il mio ruolo didattico con serenità e competenza?
Con il suo nuovo ruolo l’insegnate deve saper raccogliere questa sfida prima di tutto: saper creare ambienti di apprendimento.
Come?

 

 

 

 

 

 

L’educazione, la psicologia cognitivo- comportamentale, la comunicazione efficace offrono per questo degli strumenti specifici e pratici che possono davvero fare la differenza senza dimenticare che il primissimo dovere di un insegnante è quello di COLTIVARE RELAZIONI, senza le quali qualsiasi strumento non trova la suaragion d’essere.

Curare gli aspetti educativi prima di tutto diventa

l’urgenza dalla quale non ci può sottrarre.

  Valeria Dessì, Pedagogista

 

 

 

 

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