Kamal ci raccontava che ogni giorno andava al porto: “meglio scaricare qualche cassetta e guadagnare qualche dirham che restare a Sidi Moumen a Casablanca a non far nulla. A scuola non ci andavo”. Ma al porto c’erano i ragazzi che cercavano di imbarcarsi, di emigrare clandestinamente. “Un giorno l’ho fatto anch’io con un mio amico. La polizia ci ha presi. Ti tengono due giorni nella questura lì al porto. Ogni tanto ci picchiavano con un tubo di plastica grosso”. “Un’altra volta sono arrivato fino in Francia a Marsiglia, poi mi hanno rimpatriato, non ho visto i miei genitori per due mesi... credevano fossi morto”. Quotidianamente gli educatori dell’Educativa di strada del San Luigi incontrano e sostengono educativamente minori e giovani dalle storie di vita simili a quella di Kamal. Per Kamal ed altri come lui il porto di Casablanca si è tramutato nei luoghi di divertimento notturno di Torino caratterizzati da luci accecanti e dai suoni ridondanti, grande attrazione per la movida, ma anche cogente esempio del nostro mondo divenuto globale... dove ricchezza e povertà si incontrano ed in qualche modo continuano ad essere funzionali e strumentali l’una all’altra.

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