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Chi è un educatore? Cosa fa? Perché è importante la sua figura nel percorso riabilitativo-terapeutico di un minore?

Una nostra educatrice, che per anni ha affiancato una ragazza con disturbi del comportamento alimentare, ha descritto e raccontato la sua esperienza in un articolo che si pone due finalità:

  • cercare innanzitutto di rispondere a queste domande, facendo luce su un professionista spesso sconosciuto agli stessi addetti ai lavori
  • documentare la buona riuscita di un intervento educativo-terapeutico

 

Riportiamo qui di seguito un passo dell’articolo, che vi invitiamo a leggere nella sua versione integrale >> scaricandolo qui >>

 

Il primo passo è stato quello di ricostruire un lavoro difficile, iniziato circa tre anni fa (e tutt’oggi in itinere). 
Un progetto in cui si sono ottenuti buoni risultati grazie alla stretta e fondamentale collaborazione dell’educatore con l’équipe medica di riferimento.

Prima di analizzare il caso di B. è opportuno soffermarci, però, su chi sia l’educatore professionale.
Viene definito come “un professionista sociale e sanitario che attua specifici interventi educativi e riabilitativi, nell’ambito di un progetto elaborato da un’équipe multidisciplinare. Le sue azioni  hanno lo scopo di raggiungere uno sviluppo equilibrato della personalità con obiettivi educativo/relazionali in un contesto di partecipazione e recupero alla vita quotidiana”.

L’educatore cura il positivo inserimento o reinserimento psicosociale dei soggetti in difficoltà.  Mi piace definirlo come un indicatore di direzioni, di strade percorribili, che mette a disposizione del minore la propria esperienza esistenziale. A guidarmi più che le nozioni teoriche imparate all’Università sono stati gli insegnamenti quotidiani che ho carpito lavorando sette anni nel reparto di Neuropsichiatria infantile dell’ospedale Regina Margherita di Torino, a stretto contatto con le dottoresse e le infermiere.

Per una buona riuscita di un intervento educativo con minori che abbiano problematiche psichiatriche è fondamentale fare attenzione alla quotidianità, osservare senza giudizio, mantenere un distacco emotivo che permetta di essere oggettivi nella risoluzione dei problemi di tutti i giorni.

L’obiettivo di un educatore è quello di far raggiungere ai minori un equilibrio nonostante le difficoltà, portandoli a una visione di sé e degli altri positiva: devono riconoscere il loro valore, i loro talenti, e imparare a rispettare i propri bisogni e ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte e dei comportamenti. È importante aiutarli a conoscere meglio le proprie capacità e a saperle utilizzare. Si tratta di un viaggio che li deve portare ad avere consapevolezza dei propri sentimenti ed emozioni e a saperli adeguatamente esprimere e, all’occorrenza, controllare.

Un percorso fatto di piccole conquiste in cui insegnare a saper vivere insieme agli altri, con sincerità, serenità, spirito di collaborazione, senza sopraffare e senza essere sopraffatti. Ogni nuova conquista viene detta ad alta voce e celebrata, per rafforzare la fiducia in se stessi e l’autostima.
Il traguardo finale è quello di portare a una consapevolezza emotiva, affettiva e corporea: base per creare un clima di fiducia e di solidarietà, dove i minori si sentano a proprio agio nell’aprirsi al nuovo, al confronto, agli apprendimenti, prendendo consapevolezza delle loro capacità, del loro valore, accettando e rispettando gli altri.

 

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